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Quando qualcuno prova a incasellarmi politicamente, sta applicando uno schema troppo rigido a un profilo che non è costruito su appartenenze ideologiche, ma su criteri di valutazione dei contenuti.

Le categorie destra/sinistra funzionano quando descrivono insiemi coerenti di posizioni. Nel dibattito pubblico, però, diventano spesso etichette semplificate che servono più a ridurre la complessità che a spiegarla.

Il mio approccio si basa su un criterio diverso: evidenze, metodo scientifico, distinzione tra dati e narrazioni, applicazione dello stesso standard di analisi a temi differenti. Questo produce posizioni che possono attraversare più aree politiche tradizionali senza coincidere stabilmente con una sola. Per questo motivo chi osserva da dentro una sola cornice ideologica tende a percepire incoerenza dove in realtà esiste un altro tipo di coerenza, di natura metodologica.

Il tentativo di incasellamento forzato nasce quindi da un'esigenza di semplificazione: trasformare un profilo trasversale in una categoria riconoscibile. Il risultato è che posso risultare scomodo a più contenitori ideologici contemporaneamente. E questo, paradossalmente, viene interpretato non come un segnale di indipendenza, ma come un'anomalia da correggere.

La lettura corretta parte da un presupposto diverso: le mie analisi seguono sempre assi cognitivi (criterio metodologico/approccio basato sulle evidenze) e mai identitari. Ragion per cui non consideratemi mai un amico della destra o della sinistra. Un alleato, forse, della scienza e del pensiero critico.

Jun 9
at
1:46 PM
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