Da quando ho pochi anni esiste un luogo in me perennemente entusiasta.
Di qualsiasi piccola cosa, di ogni sorpresa, di ogni novità, di ogni gesto. Un entusiasmo puerile che nei momenti più complessi della mia vita ho incatenato in una stanza buia per non apparire ingenuo.
È infantile ma identico nel tempo.
Dal videogame di Super Mario per Nintendo riportato dall’America da mio padre quando avevo pochi anni, allo sguardo di una donna fermo su di me per qualche secondo, al successo di un amico, al gatto che riesce ad attraversare la strada e non muore, alle notizie piccole ma buone.
A pranzo, giorni fa, parlavo con il mio amico Carlo, biblioteca in pelle e ossa di letteratura, di Niccolò Ammaniti, autore che è tra quelle verità per cui il mio entusiasmo vibra dal profondo.
Non ricordavamo il titolo di un suo libro, così ho preso il telefono e ho scritto Ammaniti, Google ha fatto il resto e mi sono ritrovato con le notizie sull’imminente uscita del suo ultimo libro “Il custode“.
Ho fatto un salto sulla sedia.
L’ho detto a tutti i commensali, però mangiavano e hanno annuito appena contenti.
Ah, bravo Ammaniti. Ha detto una.
Era sabato scorso ed è da sabato che saltello, lo dico a tutti, compagna, amici ed anche a mia figlia, a qualche parente, a miei amici cari.
Nessuno ha agganciato il mio entusiasmo. È colato via come una goccia d’acqua su un finestrino in autostrada.
È sempre stato sopra la media il mio entusiasmo e da bambino restava disciolto nel vuoto quando non veniva visto.
E puntualmente ancora oggi ne resto deluso.
Così davanti al mio amico Carlo ho cliccato acquista su Ibs e pochi giorni fa mi è arrivato.
Io sono il custode di questo entusiasmo. L’unico che può davvero goderne e liberarlo quando vuole. E mentre dovrei lavorare e rimando le mie cose e sto sulla poltrona e inizio a leggere Ammaniti, è come accendere il Nintendo e guardare la schermata di Super Mario Bros. sul vecchio televisore di mamma in sala da pranzo.