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Sul treno di ritorno a Roma da Milano il controllore è passato due volte. Al primo, un signore alto con la divisa di Italo e un badge, è bastata un’occhiata al biglietto per capire fosse tutto ok.

Il secondo, un signore in completo blu scuro senza cravatta, gli occhi scavati, la camicia bianca consunta, teneva in mano una cartellina e con l’altra stringeva una matita.

Mi ha fissato qualche secondo abbondante.

Sta vivendo? Ha chiesto.

Scusi? Ho detto.

Dico, sta vivendo la sua vita completamente, consapevole del viaggio che sta percorrendo o semplicemente sopravvive? Qui leggo un po’ di cosine su di lei. Ha detto, muovendo in aria la cartellina.

Intorno, gli altri passeggeri non se ne curavano: chi leggeva il giornale, chi aveva il collo piegato sul telefono e chi dormiva.

Eh, no no sì, nel senso, sì, sto vivendo, avoglia. Altroché. Eh eh. Ma il biglietto l’ho già mostrato. Ho detto.

Questo lo decido io. Ha detto. Ed è stato come se la voce arrivasse da una grotta e lui si allungasse tutto.

È ora che lei venga con me. Ha detto.

A un certo punto, seduto sulla poltrona di Italo che è meno comoda di quella di un Frecciarossa non so perché, avevo i muscoli tesi e il cuore velocissimo. La luce se ne era andata, fuori non c’era più la pianura ma una galleria di pietra.

Viene, allora? Andiamo. Garantiamo resistenza eterna al tempo; certo, abbandonerà i suoi cari, tutto quello che sta costruendo. In cambio di un bel po’ di noie in meno. Ha detto.

Io gli ho guardato gli occhi, ho messo le mani in tasca e gli ho fatto vedere la foto della mia famiglia.

Ecco vede, io ecco, non posso morire, io ho questo ora che è proprio la mia vita, un pezzo così grande che lei, lei così sbilancerebbe tutto. Ho detto.

Per Belzebù. Ha detto.

L’ho guardato.

Errore mio. Mi scusi tantissimo. Lei è nato il 21 febbraio 1984, siede sul posto 20 A, ecco, ecco, ecco. Errore mio, mi deve perdonare, era il 22 A, quel signore lì, vede? Colpa dello stress, spero possa comprenderlo. Mi scusi ancora. Ha detto.

Poi ha farfugliato qualcosa. La galleria è finita, la luce ha illuminato la carrozza e l’uomo davanti a me, che credevo dormisse, non si è più svegliato.

Jun 18
at
5:10 AM
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