Make money doing the work you believe in
Ogni mattina chiedo a mia figlia di sbrigarsi e, quando la madre la incalza, stempero dicendole che sono sufficiente io a ricordarle che stiamo facendo tardi.
Tutti fanno tardi.
Tutti devono arrivare dove devono arrivare.
O forse tutti hanno bisogno di adempiere alle proprie regole interiori e le riversano sui figli.
Venerdì ho preso la mano di Amelia, che sta frequentando il centro estivo, e ho sentito fresco sul palmo.
Papà, ma andiamo sempre di fretta. Posso restare a casa? Ha detto.
Amelia, devo lavorare, come faccio? Ho detto.
Su, Amelia, metti le scarpe e usciamo. Ha detto.
La mamma è passata dietro di noi e si è piegata per infilare le scarpe.
Amelia, dentro gli occhi, aveva il dispiacere non di chi deve andare a scuola, ma di chi deve correre per motivi che non le appartengono.
Le ho stretto la mano, l’ho guardata, ho strizzato gli occhi e ho indietreggiato.
Cavolo, il sole! Ho detto.
Faccio sempre così, dato che trovo insufficiente definirla il mio sole, insceno un essere accecato dal suo sguardo luminoso.
No, papà, aspetta, aspetta, non ti guardo così non ti acceco, devi guardare qui. Ha detto.
Ha girato lo sguardo verso il muro e sfilato la mano dalla mia e ha tirato su il palmo.
Un piccolo fiore stropicciato, dai petali morbidi e rossi accasciati per via della stretta, cresceva da dentro la sua pelle.
Dove l’hai preso? Ho detto.
Mi è cresciuto sulla mano. Ha detto.
Amelia, non te lo ripeto più, metti le scarpe. Ha detto.
Ma hai visto che ha sulla mano? Ho detto.
La mamma ci ha guardato.
Che ha? Ha detto.
E guarda. Abbiamo detto insieme.
Lei ci ha guardato come se fossimo impazziti, strabuzzando gli occhi, ed è andata in bagno a prendere la spazzola.
Sei spaventata? Ho detto.
Ma che! Posso restare con te a casa? E ce ne prendiamo cura? Ha detto.
Mi sono guardato intorno. Avrei dovuto lavorare, disdire due appuntamenti e saltare il momento di scrittura.
Ok, in via eccezionale ok. Ho detto.
Lei ha fatto un saltello.
Il fiore si è drizzato, i petali, come se infervorati dal calore del sole, hanno cominciato a risplendere e avrei giurato di sentirne il profumo.
Amore, Amelia resta a casa con me, si riposa un po’. Ho detto.
Eh no, non può saltare il centro estivo. Ha detto, pettinandosi.
Poi l’ha guardata.
Sei stanca o c’è qualcosa che non va? Ha detto.
Ha bisogno di un po’ di riposo e di stare con me, tanto la scuola è finita, se sei d’accordo la terrei qui. Ho detto.
Lei ci ha guardato.
Madonna siete uguali. Ha detto.
Amelia ha sorriso e io appresso a lei.
Domitilla ha preso Cesare che intanto era sul passeggino in attesa, distratto da un Plasmon, ci ha dato un bacio, noi lo abbiamo dato a loro e sono usciti.
Così, abbiamo finito di leggere l’Odissea per bambini, abbiamo giocato a Super Mario, abbiamo finito un cerca e trova mentre il fiore è diventato una pianta, e l’abbiamo messo in salotto.
E oggi che è domenica, ringrazio Tea per il regalo, mia amica cara, scrittrice Mondadori di indiscussa professionalità, capace di parlare non solo ai bambini, ma anche ai bambini dentro noi grandi.

