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🇨🇳 Le immagini di questo video sono uno spaccato della cruda realtà della Cina di oggi. Nel filmato, istruttori delle cosiddette “basi per l’educazione alla qualità”, costosi istuti privati di correzione comportamentale che si occupano di rieducare con mezzi sommari giovani troppo ribelli o indisciplinati su richiesta di genitori disperati, “prelevano” ragazzi che rifiutano di accedere agli istituti o che ne sono fuggiti. Si tratta di immagini diffuse dagli stessi operatori di queste basi, che evidentemente si sentono sufficientemente sicuri e protetti per pubblicizzare senza pudore alcuno le loro attività. Avevo già scritto di questo fenomeno in un post di alcuni mesi fa di cui riporto alcuni brani qui di seguito - il video che ho reperito offre oggi una dimensione in presa diretta che il mio testo di allora non poteva offrire:

“Le “scuole per la disintossicazione da internet” e le “basi per l’educazione alla qualità” costituiscono un fenomeno diffuso in tutta la Cina. Queste strutture operano formalmente come società di consulenza educativa, collocandosi in una zona grigia in cui gli uffici scolastici non hanno giurisdizione, il sistema sanitario si astiene dall’intervenire e gli organi di pubblica sicurezza non agiscono finché non si verifica un decesso. Al loro interno, la cosiddetta “gestione” si traduce in detenzione illegale, punizioni corporali, umiliazioni sistematiche, somministrazione non autorizzata di farmaci antipsicotici, elettroshock praticati senza anestesia su studenti coscienti, e sistemi di punizione collettiva che incentivano la delazione reciproca. Il modello economico si fonda su rette che possono raggiungere i centomila yuan per un ciclo semestrale, a fronte di costi operativi irrisori garantiti dall’impiego di istruttori privi di qualifiche, spesso ex militari o disoccupati, e da condizioni di vita degradanti. I margini di profitto superano il cinquanta per cento. In una struttura con cento iscritti, il guadagno annuo può attestarsi tra i quattro e i cinque milioni di yuan. La logica commerciale è perversa: se la struttura “guarisse” davvero i ragazzi, il flusso di denaro si interromperebbe, e dunque la strategia ottimale consiste nel produrre un’obbedienza temporanea attraverso il trauma, per poi invocare il rischio di “ricadute” e giustificare il prolungamento della permanenza e il rinnovo dei pagamenti.

Il 2 febbraio scorso gli studenti della Huandi Xianglong, una di queste strutture nello Shandong, hanno messo in atto una rivolta, demolendo i dormitori e sfondando le finestre sbarrate. Gli istruttori che quotidianamente li sottoponevano a punizioni fisiche sono fuggiti senza opporre resistenza, e tutti i giovani detenuti illegalmente sono riusciti a tornare a casa. L’episodio ha riportato l’attenzione su un sistema educativo divenuto fabbrica di punteggi, in cui l’individualità viene considerata devianza e la minima pausa viene percepita come “decadenza”. I genitori, schiacciati a loro volta da ritmi lavorativi che impediscono la presenza in famiglia, e trasformati in ingranaggi di catene produttive che rubano loro il tempo da dedicare ai figli, finiscono per affidare i propri ragazzi a queste strutture violente nella speranza che la coercizione produca l’obbedienza che né la scuola né la famiglia sono riuscite a ottenere. Il rifugio dei giovani nel mondo virtuale, in questo contesto, appare come l’unica forma di difesa accessibile contro un mondo reale ridotto a esami, competizione e false promesse di mobilità sociale.”

May 22
at
8:48 AM
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