Stanotte il New Glenn di Blue Origin è esploso sulla rampa di lancio LC-36A di Cape Canaveral alle ore 03:00 italiane. I sette motori BE-4 del booster, alimentati a metano e ossigeno liquido, stavano avviando la sequenza di accensione quando qualcosa è andato storto alla base del razzo. Dalle immagini sembra che il primo stadio sia stato avvolto da un incendio, causando la caduta dello stadio superiore fino alla gigantesca esplosione finale, visibile a chilometri di distanza. La torre parafulmine adiacente alla rampa è crollata.
Le cause precise non sono ancora note.
Nessun ferito.
Le conseguenze, però, sono tutt'altro che contenute. Il New Glenn è uno dei vettori su cui la NASA conta per il programma Artemis e Jared Isaacman, amministratore NASA, ha già annunciato che gli impatti sui programmi lunari saranno comunicati a breve.
Artemis III non dipende direttamente dal New Glenn perché l'intera architettura del programma lunare della NASA è costruita su più vettori e più fornitori che si integrano tra loro. Ogni ritardo su un tassello però si scarica sugli altri. Tra l'altro, Blue Origin non è un tassello secondario, ma il fornitore del lander per le missioni con equipaggio e il trasportatore previsto per le infrastrutture della futura base lunare.
In questo scenario, SpaceX si trova ora in una posizione inaspettatamente rafforzata. Starship è l'altro grande vettore del programma Artemis (il sistema di allunaggio scelto dalla NASA per portare gli astronauti sulla superficie) e dopo il successo dell'IFT-12 di pochi giorni fa si trova oggi in uno stato di sviluppo più solido che mai.
Se i ritardi di Blue Origin dovessero rivelarsi lunghi, la pressione su SpaceX come fornitore principale crescerà ulteriormente, con tutto ciò che questo implica in termini di dipendenza da un singolo operatore privato per l'intero programma lunare americano.
Quanto ci vorrà per tornare a volare dipende dai danni alla rampa, ancora in valutazione. Un booster distrutto, una rampa danneggiata, un programma lunare che rischia ulteriori ritardi. Uno dei momenti più difficili nella storia di Blue Origin, e una notizia che rimescola gli equilibri dell'intera corsa alla Luna.
Un'ultima cosa, perché c'è già chi sta usando questo incidente per attaccare le missioni spaziali sul piano ambientale. Vale la pena rispondere con i dati. I lanci orbitali contribuiscono a meno dello 0,01% delle emissioni globali di CO2.
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L'aviazione civile, per confronto, ne produce il 2,5%, e la sola produzione di acciaio supera i 3,6 miliardi di tonnellate all'anno. Gli incidenti fanno parte dello sviluppo tecnologico: ci sono sempre stati, dal Saturn V all'N1 sovietico, e non hanno fermato il progresso. Usare un'esplosione su una rampa di lancio per fare ambientalismo da tastiera non è critica, è disinformazione.