Quando qualcuno mi scrive che tanto quello che faccio è inutile, che i complottisti e i negazionisti di ogni genere non cambieranno mai idea, penso sempre che la realtà sia molto più complessa.
Infatti è proprio così... e meno male.
Questo è solo l'ultimo commento che ho ricevuto sotto l'articolo dedicato al riscaldamento globale. Mi è successo più volte con i vaccini, con l'energia nucleare, con gli OGM e con molti altri temi scientifici. C'è sempre una fascia di persone che non è composta da negazionisti irriducibili, ma da persone confuse, male informate o semplicemente esposte per anni a narrazioni sbagliate. Ed è proprio su queste persone che si può incidere con una comunicazione "pacata" e basata sulle evidenze.
Per tale motivo me la prendo spesso con quei divulgatori, professori o cattivi comunicatori che trasformano il dibattito scientifico in una gara di sfottò, sarcasmo e umiliazione pubblica. Quel tipo di comunicazione raramente convince chi ha dubbi; molto più spesso allontana proprio le persone che potrebbero ancora cambiare idea.
Alcuni ho persino deciso di bloccarli, perché ho la sensazione che, pur di ottenere visibilità, engagement o consenso all'interno della propria bolla, finiscano per arrecare più danni al dibattito pubblico che benefici alla diffusione della cultura scientifica. Tutto l'opposto di quello che cerco di fare da anni.
La comunicazione della scienza richiede rigore, equilibrio e rispetto. Non significa rinunciare alla fermezza nei confronti della disinformazione, ma evitare di denigrare chi, magari, sta solo cercando di capire.
Solo così, a mio avviso, si può ottenere qualcosa di veramente utile per tutti.