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Una richiesta come questa può sembrare, a prima vista, sacrosanta. In realtà, finisce per solleticare più il desiderio di "sbattere i mostri in prima pagina" che risolvere davvero il problema della tutela dei pazienti.
Vi spiego brevemente perché.
Innanzitutto, i nomi di alcuni dei medici radiati durante la pandemia sono già pubblici da tempo, li ha ricostruiti per esempio Il Post nell'articolo sull'emendamento che ne facilita il reintegro.
Sul numero esatto restiamo nel campo delle stime, perché dati ufficiali non esistono. Filippo Anelli, presidente della FNOMCEO, parla di poche decine di medici; da fonti interne alla commissione che valuta i ricorsi contro le radiazioni risulterebbero invece circa 200 casi, una trentina dei quali con ricorso in corso. Anche prendendo per buona la stima più alta, un elenco pubblico avrebbe comunque un'utilità pratica piuttosto limitata perché è difficile immaginare che qualcuno possa ricordare o portarsi dietro per tutta la vita centinaia di nomi ogni volta che dovrà scegliere o consultare un medico. Tra pochi mesi o un anno, con ogni probabilità, quasi nessuno si ricorderà di questa vicenda. Siamo seri.
C'è poi un paradosso.
Proprio perché la percentuale di persone NoVax nella popolazione è enormemente superiore a quella dei medici coinvolti, un elenco pubblico potrebbe facilmente produrre l'effetto opposto a quello desiderato: diventare un punto di riferimento per chi considera quei professionisti degli "eroi" o dei "geni incompresi" e finire quindi per indirizzare verso di loro nuovi pazienti. È un esempio di come una richiesta che, a prima vista, può sembrare ragionevole e condivisibile, possa in realtà avere conseguenze inattese e persino controproducenti.
Inoltre, se iniziassimo a ragionare in termini di liste di medici da evitare sulla base di singole posizioni o pratiche non supportate da evidenze scientifiche, il rischio sarebbe quello di creare elenchi potenzialmente infiniti perché dovremmo includere anche chi propone omeopatia o altri rimedi privi di dimostrazione di efficacia. Si trasformerebbe così un problema complesso in una continua ricerca di nomi... un loop infinito.
In realtà, per valutare l'affidabilità di un professionista sanitario non serve un elenco, bastano indicatori concreti e osservabili: se segue le evidenze scientifiche disponibili (parte più critica perché non alla portata di tutti i pazienti), se spiega con chiarezza benefici e rischi di una terapia, se mantiene un comportamento corretto verso chi ha in cura etc. Sono questi gli elementi che aiutano a riconoscere un buon medico, molto più di una lista che, parliamoci chiaro, nella pratica nessuno consulterebbe per anni.
In ogni caso, siccome tutto ciò non è chiaramente sufficiente a tutelare al 100% i pazienti, quello che servirebbe davvero è intervenire a monte, aumentando il controllo sul rispetto delle EBM; rendere più efficaci i meccanismi disciplinari quando un professionista diffonde informazioni scorrette o propone pratiche prive di basi scientifiche, e proteggere maggiormente i pazienti attraverso regole chiare.

