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È curioso che in Europa ci si stupisca ancora delle giravolte di Trump. Che ci siano ancora gonzi che credono che lui e Putin vogliano davvero negoziare la pace. Che qualcuno si meravigli della resilienza ucraina, come se fosse un miracolo e non il frutto della volontà di sopravvivere di una nazione che, arrendendosi, cesserebbe di esistere; di un popolo che, cedendo all’invasore, perderebbe la libertà.

Ma è ancora più curioso che non si dia ormai per scontata l’esistenza di un asse solido, destinato a durare, tra i due autocrati: uno alla guida di una dittatura consolidata e sanguinaria come la Russia, l’altro impegnato a russificare gli Stati Uniti d’America. E che i media e le forze politiche non concentrino ogni sforzo nel decodificare questo asse e nel valutarne le conseguenze per il futuro dell’Europa.

Lo so, la mia è una nicchia minuscola, e molti lettori, anche tra i più affezionati, cominciano a mostrare stanchezza. Ogni giorno vedo crescere, perfino nei commenti ai miei post, la presenza di nuovi missionari della propaganda russa: bot, “utili idioti” o semplici disillusi che ripetono, con stanche variazioni, i talking points del Cremlino.

Eppure, penso sia importante insistere, considerato il rischio esistenziale che una caduta dell’Ucraina comporterebbe per l’Unione Europea, e lo sforzo costante del regime MAGA per tutelare gli interessi della dittatura russa in Europa.

Quindi vi propongo ancora il post sulla “trappola di Budapest”: l’ennesima truffa con cui Trump e Putin cercano di imporre all’Ucraina e all’Europa l’idea che se un aggressore si prodiga per assoggettare un aggredito, subendo perdite enormi nel tentativo, matura il diritto di vincere la partita “a tavolino”.

Una sorta di premio alle cattive intenzioni, un incoraggiamento ai prossimi atti di violenza, non solo da parte della Russia ma di qualsiasi altro Stato terrorista che ne aggredisca altri per fini di conquista.

Se si afferma questo principio, nessuno è al sicuro, nemmeno in Europa occidentale.

I link sono nei commenti: il primo porta alla versione inglese del mio blog, The Civic Economist e il secondo alla versione italiana.

So che molti di voi sono stanchi e preoccupati — come me. Ma se trovate utile questo lavoro di divulgazione, potete aiutarmi a farlo crescere, iscrivendovi alla newsletter o facendola conoscere a chi può trovarla utile.

È un progetto interamente artigianale, fatto nei ritagli di tempo, ma in tempi come questi, continuare a raccontare le cose e provare a interpretarle serve.

Oct 21
at
4:28 PM

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