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Gli Epstein files non vanno letti (solo) come un enorme scandalo sessuale che coinvolge personaggi potenti. Il loro rilievo politico sta in ciò che questi documenti fanno intravedere sul piano sistemico: l’esistenza di un’infrastruttura transnazionale di relazioni che ha operato — e probabilmente opera ancora — come fattore di coordinamento e influenza, e come leva di pressione e ricatto a sostegno di progetti autoritari e contro le democrazie liberali.

Questa rete sembra avere nella Russia di Putin un nodo centrale; ha alimentato il progetto MAGA negli Stati Uniti; sostiene partiti populisti e anti-europeisti nel vecchio continente; e converge su obiettivi strategici concreti: costruire un regime di autoritarismo competitivo negli Stati Uniti e disgregare l’Unione Europea. Con il corollario di una crisi strutturale dell’Occidente democratico così come lo abbiamo conosciuto dal secondo dopoguerra.

Nel post sull’internazionale dell’autoritarismo (link nei commenti) ho descritto una configurazione che si sovrappone in modo significativo al network che oggi emerge dagli Epstein files: un fronte transnazionale ostile alla democrazia liberale. Non si tratta di un’alleanza ristretta né stabile. Non ha una struttura formale, né un centro di comando.

Questo blocco non è guidato da un’ideologia coerente e condivisa e non coinvolge esclusivamente regimi dittatoriali. È piuttosto una rete di cooperazione flessibile che opera su più livelli. L’appartenenza non dipende da una dichiarata identità autoritaria, ma dalla convergenza concreta di comportamenti, linguaggi e obiettivi, fondata per lo più su una comune ostilità verso i pilastri della democrazia liberale: pluralismo, tolleranza, inclusione, Stato di diritto e limiti effettivi al potere esecutivo.

Ne fanno parte autocrazie consolidate come la Russia; governi di autoritarismo competitivo come l’amministrazione Trump; partiti antisistema che agiscono all’interno di democrazie liberali, dall’AfD in Germania a Reform UK nel Regno Unito, dal Rassemblement National alla Lega e al Movimento 5 Stelle in Italia; oltre ad attori economici opachi e piattaforme private come X. Steve Bannon, uno dei nodi più rilevanti della rete di Epstein, non ha mai nascosto il proprio entusiasmo per l’alleanza tra Lega e Movimento 5 Stelle.

Se e quanto le azioni della rete che gravitava intorno a Epstein abbiano concretamente sostenuto i partiti populisti, e se tale sostegno abbia inciso sugli esiti elettorali — dalla Brexit all’ascesa della destra in Italia — probabilmente non lo sapremo mai. In ogni caso, sarebbe troppo autoassolutorio per l’Europa e per le forze democratiche attribuire l’avanzata dell’autoritarismo esclusivamente a una qualche forma di complotto esterno.

Gli eventi sono andati ormai troppo oltre perché la rivelazione degli Epstein files — ancora minima rispetto al materiale secretato — possa far cambiare idea a qualcuno. L’opinione pubblica, come l’ecosistema informativo in cui è immersa, appare sempre meno sensibile all’evidenza empirica.

Ma una cosa emerge con chiarezza: le forze sistematicamente schierate contro l’integrazione europea e allineate alla Russia di Putin, pur definendosi “nazionaliste”, non perseguono interessi nazionali né europei. Difendono interessi personali e di potere che si sovrappongono a quelli del regime russo e di altri autoritarismi apertamente ostili all’Europa e all’Italia.

Feb 3
at
9:09 AM

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