- Che fai a Capodanno?
- Ripeti un po’.
- Ho chiesto che fai a Capodanno.
- Non ci posso credere.
- Cosa?
- Tu credi ancora a Capodanno.
- In che senso, scusa?
- Ma dai! Ma quanti anni hai?
- Trantaequalcosa.
- E ancora pensi che Capodanno sia vero?
- Ma che cazzo dici?
- E magari ti mangi pure le lenticchie, stappi lo spumante…
- Certo, perché non dovrei?
- Perché Capodanno non esiste.
- Come non esiste?
- Ma lo sanno tutti che sono i tuoi genitori.
- I miei genitori?
- Oh madonna santa, è una cosa finta, inventata da loro! L’anno prossimo non è reale, ce lo siamo inventati per creare l’illusione di questo magico periodo di transizione. È… come si dice… è un personaggio immaginario.
- L’anno prossimo…
- Sì. È come il topo dei denti.
- Ma perché?
- Non conosco esattamente la storia. Penso per i ragazzini, per farli sognare, per non rovinargli l’infanzia. Questi arrivano al 31 che son tutti carichi di aspettative. Cosa farò, cosa non farò. Gli devi promettere qualcosa a ste creature. Felicità, ricchezza, un domani, la pensione. E allora mamma e papà, per evitare di dirgli che non esiste l’anno nuovo, si inventano sta cosa del Capodanno.
- Ma l’anno nuovo esiste.
- Ancora? Guarda che è roba da psicologo questa qua.
- Quindi il primo gennaio non esiste?
- Che domanda idiota. Certo che esiste. È il primo gennaio. Sta sul calendario.
- Ah vedi. Ma allora se esiste il primo gennaio esiste anche l’anno nuovo.
- Eh no.
- Sono confuso.
- Il primo gennaio c’è. Solo che non è dell’anno nuovo.
- E di che anno è?
- Per un po’ è stato di questo.
- Questo quale?
- Questo. Questo con le solite ansie, le solite paure, la gente che dice le solite stronzate, ride per le solite cose e si incazza per i soliti motivi. Hai presente di che anno parlo?
- Più o meno da dieci anni, sì.
- Ecco, per un po’ siamo andati avanti con questo. Certo, i bambini e beh… tu stavate a festeggiare l’anno nuovo, ma noi adulti sapevamo che era sempre lo stesso che ricicciava fuori. Un po’ ce l’aspettavamo ormai. Solo che recentemente è successa un’altra cosa. Una cosa strana.
- Cioè?
- Abbiamo cominciato ad andare indietro.
- Indietro.
- Sì. Vedi, nella relatività ristretta Einstein aveva postulato che il tempo è soggetto a mutamenti sulla base di velocità e gravità. Ma aveva scordato una variabile.
- Quale?
- I congiuntivi.
- Eh?
- Tutti quei congiuntivi sbagliati, tutti insieme nello stesso momento e nello stesso posto hanno creato un buco nero grammaticale, dando inizio a qualcosa. Un riavvolgimento. Poi sono arrivate le approssimazioni, le similitudini fuori fuoco, gli errori di comprensione del testo, l’analfabetismo di ritorno, la battaglia contro di diritti civili, i video che ci trattano come dei coglioni spiegandoci i finali dei film, e poi ancora la fame di reboot, di remake, d'infanzia, di tempi che non ci sono mai stati. Tutto questo ha dato vita a un progressivo slittamento temporale all’indietro.
- Indietro verso dove?
- Verso il passato.
- Perché?
- E io che ne so? Magari perché il futuro non ci interessa più, o magari perché a questo punto abbiamo capito che non ce lo meritiamo.
- Quindi niente anno nuovo?
- No. Anno vecchio.
- E noi che si fa?
- Si festeggia l’anno vecchio, si continua ad andare indietro e si aspetta.
- Si aspetta che?
- Di scoprire in che anno decideremo di fermarci.
da Non è successo niente di Nicolò Targhetta
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