The app for independent voices

Quella che tutti definiscono "liberazione di Raqqa da Daesh/Isis/Dawla" è del 2017. Si tratta di un episodio centrale nella storia della sconfitta (temporanea?) di quella organizzazione. A terra operò SDF, cioè le "Forze democratiche siriane" che sommariamente qui vengono assimilate a "i curdi". Dal cielo intervennero principalmente gli statunitensi.

Raqqa venne conquistata dopo un lungo assedio. Chi attaccava accusò Daesh/Isis/Dawla di usare i civili come scudi umani. E voi lo sapete, dai, cosa questo significa: bombardamenti indiscriminati, nessun riguardo per le vittime innocenti. E no, dal punto di vista di chi piange i suoi morti "casuali", la parola "liberazione" non vale anzi suona come una beffa.

La città, dopo l'intervento, risultò "inabitabile" per il 70-80%, cioè fu quasi completamente distrutta.

La battaglia causò la fuga di circa 160.000 persone. Le forze della coalizione furono accusate di attaccare indiscriminatamente dall'alto chi fuggiva.

In pochi notarono i circa 1800 civili morti a causa degli attacchi.

Prima di tutto ciò, dal 2014 al 2017, Daesh/Isis/Dawla aveva stretto Raqqa in una morsa infame. Li probabilmente morì Paolo Dall'Oglio, nel tentativo di dialogare con gli occupanti del “califfo”. Gli attivisti, cercati casa per casa e uccisi una volta trovati, raccontavano cose orribili fra cui le crocifissioni in piazza.

Quegli stessi attivisti, i sopravvissuti, parlarono poi dei liberatori come oppressori. In effetti si comportarono spesso così. Gli attivisti furono cercati anche dai nuovi padroni. Certo, stavolta nessuno li crocifisse ma la loro condizione di clandestinità non cambiò.

E mi rifiuto di pensare che quelle stesse persone che rischiavano la vita per denunciare le mostruosità di Daesh/Isis/Dawla si fossero di colpo asservite a qualche cliente esterno o, addirittura, si fossero messe al servizio di chi aveva dato loro la caccia per anni.

Questo è il "background" in base al quale dico di non stupirmi quando da Raqqa - città sostanzialmente araba - arrivano notizie di festeggiamenti per il cambio di amministrazione (avvenuto stavolta senza combattimenti rilevanti né stragi). È ovvio, visto ciò che ha subito, che molta parte della popolazione di Raqqa veda nel governo di Damasco tutto il bene possibile, nonostante esso sia composto da personaggi che in gran parte fanno vomitare.

Questo cambio - benché la cosa possa far storcere la bocca a qualcuno - da alla popolazione la possibilità di ricominciare e ricostruire in una situazione vagamente "aperta": non girano più aguzzini né occupanti per le strade, almeno per ora.

L'Amministrazione Democratica del Nord-est siriano, che vi sia simpatica o meno non importa, paga a Raqqa il fatto di essere stata cliente degli statunitensi i quali notoriamente da sempre fanno solo quello che a loro sembra più vantaggioso, senza curarsi di niente altro. Questi vantaggi, veri o presunti, sono stabiliti da chi lì governa, e oggi chi governa lo sapete.

Ma comunque: al di là di quello che qui noi vorremmo per loro, al di là di quello che noi vorremmo per noi stessi, al di là di quello che tutti vorrebbero "per i curdi", ritengo che per Raqqa questi siano giorni di speranza: far parte di una Siria unita è per molta parte della popolazione il punto zero di un futuro agibile.

Chi pensa che questo cambio sia un "dalla padella alla brace" o anche un "dal paradiso confederale all'inferno tagliagolista" dovrà dimostrarlo riportando fatti, non parole, nei prossimi mesi. Per quanto mi riguarda non cambierò lente di lettura. L'analisi che ne deriverà potrà invece, ovviamente, cambiare.

Jan 29
at
6:45 AM

Log in or sign up

Join the most interesting and insightful discussions.