Ora X su Teheran? I segnali di un blitz imminente c’erano tutti, finché Trump, sollecitato soprattutto da ArabiA Saudita e Qatar , non ha fatto marcia indietro. Ma era davvero tutto pronto.
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Il messaggio di Trump ai manifestanti iraniani — "L'aiuto è in arrivo" — non sembra più una semplice dichiarazione di intenti, ma un annuncio operativo. Con il fallimento dei canali diplomatici in Oman e Qatar e l'imposizione di nuovi dazi punitivi contro i partner di Teheran, Washington ha segnalato che l'obiettivo non è più il solo contenimento nucleare, ma lo smantellamento delle infrastrutture di comando del regime.
Sul piano tattico, i movimenti segnalati da Al Jazeera presso la base aerea di Al-Udeid in Qatar sono inequivocabili: l'evacuazione del personale non essenziale e dei contractor suggerisce che gli Stati Uniti stiano mettendo in sicurezza i propri avamposti in previsione della rappresaglia iraniana. La macchina logistica del CENTCOM - il Comando centrale USA per il Medio Oriente - è già in moto, con un afflusso senza precedenti di rifornimenti strategici verso le basi di Giordania e Kuwait, segnale che la fase di accumulo si è conclusa per lasciare spazio a quella operativa.
Il tassello finale del mosaico arriva da Israele e dal suo coordinamento con l'asse cipriota. Il decollo del Kenaf Zion (“L’ala di Israele”, l'aereo di comando del Premier) e il trasferimento di parte della flotta civile verso gli aeroporti di Larnaca e Paphos indicano l'attivazione dei protocolli di continuità di governo.
Siamo insomma di fronte a una convergenza di segnali che raramente si è vista senza sfociare in un conflitto aperto. La finestra diplomatica è sigillata e il "silenzio radio" di Teheran suggerisce che anche il regime stia ormai solo attendendo il peggio.
Il mio ultimo articolo sulla situazione in Iran è linkato nel primo commento