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Povere le parole, poveri i pensieri

Chi, in questi anni, si è stracciato le vesti per combattere, a suon di derisione, la creazione di nuove parole (nate da necessità, non da velleità) ha intrapreso un'altra feroce battaglia contro gli anglicismi usati non solo in contesti lavorativi ma anche nella vita di tutti i giorni. Sebbene, soprattutto in ambito lavorativo, io sia stata spesso infastidita da un uso dell'inglese snocciolato pensando che rendesse un discorso o una presentazione più credibile; dall'altra penso che negare un meticciato - anche linguistico - sia non solo sciocco ma anche - fortunatamente - irrealizzabile.

Se è vero che leggiamo sempre meno, lo dice l'ultimo rapporto Unesco, è vero anche che questo non può essere delegato alla scarsa volontà della persona.

Pesano i bassi stipendi, lo scarso tempo libero a disposizione unito a dei ritmi lavorativi sempre più usuranti. Molte persone si informano su internet, sui social network, su piattaforme indipendenti.

È vero anche che quello che leggiamo, penso ai grandi quotidiani, è troppo spesso scritto con velocità e sciatteria (non parlo solo dei refusi ma anche della qualità lessicale, per non parlare di quella relativa ai contenuti).

Quindi, se intorno a noi (parafrasando Moretti) alcuni "pensano male, parlano male, scrivono male" allora non servirà vendere un abbonamento di un quotidiano a 1 euro al giorno, bisognerà cambiare molto.

Non è un caso che mailinglist, podcast e piattaforme indipendenti spesso sostituiscano, degnamente, quello che non troviamo nell'informazione dei grandi giornali. Nuovi giornali e piattaforme indipendenti offrono voci differenti, punti di vista nuovi, articolati, ben scritti e (vedi un pò) pagati adeguatamente. Usano un lessico accogliente, si interrogano e creano dibattito stimolante e intelligente.

Cosa c'entrano le parole?

Le parole c'entrano sempre, perché ci danno la possibilità di leggere e pensare il mondo. Danno, a chi le legge, la potenza di un racconto, di un pensiero. La lingua cambia insieme alla nostra società e ai suoi cambiamenti; muta con il mutare delle necessità collettive.

Chi pensa che la lingua debba rimanere immutata, retaggio di poche e pochi, è indubbiamente in cattiva fede (e sta perdendo la sua battaglia).

Se tutto lo slancio impetuoso che viene impiegato in battaglie contro il cambiamento del lessico fosse incanalato verso la ricerca di parole (e pensieri) meno sciatti, di certo avremmo le parole giuste per raccontarci e raccontare un mondo diverso. Un mondo di cose che cambiano, da nominare con cura e attenzione.

May 16, 2023
at
10:56 AM
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