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Ero ospite a Viterbo da amici. La domenica andammo da questa signora dagli occhi rotondi azzurri e il sorriso assente, nonna di altri amici. Viveva in un grande casale e ricordo la cucina piena di salami e di spezie e di piatti ordinati di ceramica.

– Sei magrolino, ma che carino che sei, quanti anni hai? – Disse la nonnina.

– Sette. – Dissi.

Mi toccò il braccio come per pesarlo e sorrise.

Ci sedemmo subito a tavola e l’antipasto era un tortino, lo ricordo nel colore giallo ambrato delle patate striato di scuro.

– Ottimo. – Dicevano tutti.

Io lo fissavo, mi guardavo intorno. La nonna, mai seduta, in giro intorno al tavolo verso la cucina, mi guardava.

– Non ti piace? – Disse.

Guardai il padre dei miei amici che mi sorrise.

– Assaggialo, ti fa bene! – Disse lei.

La nonna prese la mia forchetta, la infilò nel tortino che si spaccò in più parti e sollevò la posata verso la mia bocca. E io l’aprii.

A tavola tutti chiacchieravano e io rimasi fermo ancora un poco a guardare il tortino in pezzi.

– Dai te lo ha fatto solo fatto assaggiare! – Disse il mio amichetto Marco.

Poi, al secondo giro del tavolo, tutti avevano finito.

– E tu piccolino? Guarda quanto sei bellino, dai dai finiamolo! – Disse.

Di nuovo, sempre con le mani rugose che profumavano di crema idratante, caricò due forchettate una dopo l’altra e io mangiai.

Lievi conati di vomito iniziarono a fermarsi in gola, non volevo vomitare davanti a tutti e mandai giù.

Al primo, una pasta corta al pesto, dissi no grazie. E lei mi fece un piattino, più piccolo, di quelli per il dolce.

Lo stomaco mi si chiuse come una caverna con un’enorme pietra di carne all’ingresso.

– Tua mamma quando torni a casa ti deve trovare bello paffuto e in forma, che poi dicono che qui dalla nonna Betta i bambini sono sciupati! – Disse.

Presi la forchetta, provai a dire no e le guance mi si arrossarono ma non sapevo dirlo di no all’epoca e mangiai metà del piattino.

La nonnina continuava a girare e tornò da me.

– Andrea! L’ultimo ultimo boccone e l’hai finita, ti fa bene. – Disse.

Io presi la forchetta e il contatto della pasta sul palato mi causò un conato di vomito più potente dei precedenti, lo riuscii a mascherare con un colpo di tosse.

Intorno tutti parlavano e ridevano e sparecchiò la mamma del mio amico che mi portò via il resto della pasta.

Uscita dalla cucina, la nonna mi guardava.

Quando portarono il secondo, fettine di carne imburrate con della verdura, pregai con la voce bassa di non darmelo.

– Ma no! La carne la devi mangiare Andrea, è la cosa che ti fa più bene di tutte. Vuoi crescere o no? – Disse.

E finì che mi imboccò ancora. La carne magra, quando la mastichi troppo, diventa un una poltiglia impossibile da ingoiare. Masticai a lungo, provai a mettermi in bocca della verdura.

Avevo la bocca piena e ogni centimetro verso la gola dell’ammasso di carne e verdure significava un conato di vomito.

Mi alzai.

– Tutto bene Andrea? – Disse il padre del mio amichetto.

Annuii.

Trovai il bagno subito e sputai tutto e vomitai.

– Perché non riesco a dire no? – Dissi.

Vomitai due volte e mi bagnai il viso.

– Perché? – Dissi di nuovo.

Lo specchio non mi rispose. C’era il mio stesso viso di sempre a guardarmi, rosso come quando un’emozione prende il sopravvento sul mio volere. Solo gli occhi erano diversi rispetto ad oggi, al tempo erano morbidi e totalmente buoni. Ma essere buoni e basta significa non ascoltare una parte di sé che, inevitabilmente, ci lacera.

Ieri ho letto il primo capitolo di “Meglio così“, l’ultimo libro di Amélie Nothomb, mia figlia Amelia si chiama come lei ed è un caso che mi piace. Nel libro, all’inizio, una bambina durante la guerra viene mandata dalla nonna materna che la costringe a mangiare a colazione latte e pesce e la bimba vomita e la nonna la costringe a mangiare anche ciò che ha vomitato. Non ci ho dormito questa notte, perché andando avanti, la bambina si rivela un osso duro e non cede alla cattiveria dell’anziana e si schiude un mondo in cui, alla fine, è meglio così.

Io invece tornai a tavola e fu il padre del mio amichetto a farmi uscire da quella situazione, mangiando le mie porzioni per non sentire la nonnina.

Per anni, dentro di me, non si è schiuso nulla.

Amélie Nothomb sarà ospite da me al Palazzo del Freddo questo 5 marzo, alle 14:00, parlerà di scrittura e firmerà questo suo nuovo libro “Meglio così“, ci sarà anche una diretta per chi è lontano.

Se volete incontrarla scrivetemi, è gratis, è per tutti, è per chi ama scrivere, per chi ama il nome Amelia, per chi ama Amélie e per chi ama le storie potenti che racchiudono fiori da far sbocciare.

Mar 1
at
7:40 AM
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