Ieri notte mi sono tagliato una mano con una scheggia dello specchio in corridoio. Ero solo in casa.
La mano, il palmo per la precisione, ha iniziato a sanguinare e piccole gocce mi hanno seguito mentre correvo in bagno.
Ho evitato di accendere la luce per non vedere il taglio. Nella penombra, dal corridoio però, mentre l’acqua lavava la mano, qualcosa si è mosso.
Non ho avuto l’impressione fossero ombre, mi è parso anche di sentire un rumore acquoso, liquido, così ho chiuso il rubinetto e sono andato a controllare.
Attaccate al muro, le gocce si erano ingigantite fino a raggiungere sembianze umane. Si muovevano oleose una accanto all’altra e ho indietreggiato di un passo.
Eppure, un desiderio sconosciuto fatto di calore è cresciuto da qualche voragine dentro di me, la pelle mi si è accesa di un rosso vivo e non sono riuscito più a muovermi.
Le ho guardate ondeggiare. Loro sono avanzate lasciando a terra una striscia di sangue, ingrandendosi ancora.
Quel calore ha incendiato la mia pelle. Loro hanno iniziato a increspare la superficie di piccole bolle d’aria, come se bollissero e ho guardato meglio. Ognuna di loro aveva il volto di una donna che ho desiderato, immerso nel mio sangue.
Fattesi ancora più grandi hanno provato a inglobarmi, ho ricordato il desiderio identico verso ognuna di loro mentre ci siamo amati, per poi, credevo, svanire altrove.
Invece la memoria è nel corpo e scorre tutto nel nostro sangue e non mente.
Non so quanto tempo dopo mi sia alzato dal pavimento del corridoio. La mano incrostata di sangue aperta verso l’alto mi faceva male, nell’altra mano però avevo questo capolavoro. Schiavi dell’inferno. Un capolavoro assoluto della letteratura non solo horror.
Mi sono seduto, oggi che è domenica, ho appoggiato la schiena al muro e ho continuato a leggere, guardandomi a volte intorno per sincerarmi di aver nascosto bene, dentro di me, ogni goccia di desiderio.