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Basta una frase per capire in che mani siamo. «Mamma mi aveva avvertito, scordati gli amici, scordati i viaggi, il mondo inizia e finisce a Triscina, noi abbiamo un compito, occuparci della cosa nel bagno». Dentro questa frase dell’ultimo libro dello scrittore più bravo in Italia c’è già tutto

Era bellissima. La chiamarono Medusa, che in greco antico vuol dire custode. La sua storia è la più triste del mondo. Il mito ce lo ha raccontato Ovidio. Ora ci pensa Ammaniti.

Ammaniti è il più bravo scrittore italiano? Direi di sì. (Sugli scrittori si può discutere all’infinito, come su Dio, su Sinner e sulla vera ricetta del ragù, ma poi arrivano i romanzi e lì si chiude la conversazione). Ammaniti è uno scrittore di storie imbattibile (copy Tiziano Scarpa). La sua scrittura ti prende e ti porta via. Ti fa scoppiare a ridere e, alla pagina successiva, ti spezza il cuore e ti fa paura.

editorialedomani.it/ide… (dopo aver forgiato l’immaginario romanzesco italiano raccontando maschi adolescenti, paure infantili e crudeltà originarie in libri dal successo globale, Io non ho paura per tutti, Strega con Come Dio Comanda per Mondadori) col suo magnifico Il custode per Einaudi Stile libero è new entry e primo in classifica (spot in radio e in tv su La7, booktrailer coi disegni molto belli di Donato Sansone sui social, per una volta non il solito ascetismo editoriale, ma un giusto lancio da prodotto culturale contemporaneo).

Dario Ferrari con L’idiota di famiglia per Sellerio ottavo. E allora questa settimana non possiamo neanche lamentarci sprezzando i gusti del pubblico (e delle ragazzine che comprano derrate di romance, spesso anche piuttosto porno). Il mercato coincide con la qualità. Questi sono due romanzi bellissimi. Di pura invenzione. Fiction in purezza. Senza auto (fiction). Grandi storie, immaginifiche; grandi personaggi, memorabili. Invenzione, stile, scrittura. Che vogliamo di più? La letteratura italiana è in ottima forma. È divertente, ci fa ridere, ci fa piangere. Ci restituisce la complessità comica e drammatica di chi siamo.

Cultura

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Il custode

Prendiamo Il custode ebasta una frase per capire in che mani siamo. «Mamma mi aveva avvertito, scordati gli amici, scordati i viaggi, il mondo inizia e finisce a Triscina, noi abbiamo un compito, occuparci della cosa nel bagno». Dentro questa frase c’è già tutto. Il destino familiare come maledizione, il paesaggio come gabbia, il segreto come motore narrativo e quella tonalità inconfondibile di Ammaniti per cui il ridicolo e il terrificante convivono nella stessa stanza, questa volta addirittura in un bagno. Ammaniti compie il suo prodigio. Coniuga il basso e l’arcano, il ridicolo e il terribile, la provincia e il mito.

Mar 15
at
8:19 AM
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