Un paese di falliti. Che corre dietro alle ragioni sociali di imprese, industriali e contadine, che non investono, non innovano e pretendono aiuti di Stato per non fallire. Che si fa piacere una Presidente del Consiglio brava ad arrampicarsi sugli specchi. Resuscita l’Asse con la Germania e il Nobel per la Pace a Trump. Si nasconde dietro la Costituzione, cioè dietro le brache di Mattarella, per non dire sì, ma neanche no, al più lurido oltraggio al diritto internazionale: un Board of Peace di cui farebbero parte due ricercati per “crimini di guerra e contro l’umanità”, con un capo a vita che ripete “kiss my ass”, e una fiche d’ingresso di un miliardo di dollari. Una “donna, italiana, madre e cristiana” che mente su stupri e femminicidi: promette una legge per cui solo un sì è un sì, ma poi ripiega sulla presunzione d’innocenza dei figli di Grillo e La Russa. Che da tre anni, ogni settimana, annuncia un decreto sicurezza, mentre cresce la sensazione di insicurezza. E persino Belpietro denuncia il vano sproloquio anti migranti - musulmani. Su cento di loro - scrive la Verità- uno è in carcere. In tutto sono 13.814 che seguono 36 imam e che, come avvenne in Francia negli anni ‘90, diventeranno leader naturali in quella vergogna delle nostre prigioni: 46.124 posti, 63.868 reclusi.
Un paese di commercianti, imprenditori e santi che non paga le tasse a Giorgetti accusando Visco, che fu ministro delle finanze 25 anni fa, o Padoa Schioppa, fugace inquilino di via Nazionale, nell’intermezzo Prodi tra i governi Berlusconi; tanto sprovveduto dall’aver detto “le tasse sono una cosa bellissima” perché con quei soldi si può investire, proteggere fiumi e colline, prevenire il degrado sociale che genera estrema violenza. Dei giovani ci ricordiamo solo per lamentare che i laureati scappano via. O per bestemmiare che non siano italiani i 20 di loro su 100, perché nati da genitori stranieri. Il ciclone Harry ha sgretolato le coste orientali di Sicilia, Calabria e Sardegna. Ma come per la mafia, la colpa è del “traffico”. Calamità naturale e incurabile, visto che Meloni difende il motore a scoppio e pure il diesel. Quando ornai in Cina un auto, un camion e un trattore su due sono elettrici. Noi vogliamo la pace, noi! E riconosciamo il diritto dei popoli. Degli uiguri, prima che la Cina li rieducasse negli ospedali psichiatrici. Dei nativi american,i al tempo di Buffalo Bill. E dei puri della foresta amazzonica, testimoni di diversità umana. Infatti affidiamo 2 milioni di palestinesi alle amorevoli cure del genocida Netanyahu. E i curdi, che tanto piacciano a quel “terrorista potenziale” di Zero Calcare, li confidiamo a uomini di provata fede: Erdogan, Bin Salman e al-Shaara, già di Al Qaeda e Daesh.
Confondiamo Tolstoj, Shostakovich, Lenin, Gorbaciov con Putin, che viene da una lugubre scuola delle spie, ha prima sterminato i Ceceni, eliminato ogni dissidentie e tiene da 26 anni la Russia in guerra. Facciamo proprio come ha detto Carney, citando Havel, che facevano i sovietici nel 1978: ripetiamo in coro una menzogna e fingiamo di crederci. Allora, il fruttivendolo esponeva a Praga la scritta “proletari del mondo unitevi”, sapendo che era una balla. Oggi in Italia diciamo che Putin ha già vinto la guerra, che Trump non è Biden e ci darà la pace, se sapremo compiacerlo. Alla fine, soldi e risorse ucraine se li partiranno russi e americani. “A noi” resterà un popolo che si sente europeo ma vive solo di guerra e in uno Stato di guerra. Tanto che Quirico, paragona oggi l’Ucraina alla Prussia di Federico Guglielmo. Noi che restiamo occidentali, nonostante un giornalaccio (comunista?), il Financial Times, titoli “Gli Ultimi giorni dell’atlantismo”, “Il tempo della separazione dall’America”, “Rutte, consigliere in capo di Trump”. Infine, “L’oro batte il dollaro, per via delle mosse di Trump sulla Groenlandia”.
Qualcuno di voi lettori del Caffè si ostina a dividere presunti pennivendoli da presunti giornalisti a schiena dritta. Io vedo, a destra e a sinistra, un vezzo tutto italiano. Quello che consiglia di obbedir tacendo. Più per viltà e pigrizia, che con malizia.