Scena di vita quotidiana dall'America di Trump. Agenti dell’ICE fanno irruzione in una casa di St. Paul, nella periferia di Minneapolis. Sfondano la porta senza esibire un mandato valido, entrano armati e ammanettano un uomo anziano davanti al nipote di cinque anni, che resta a piangere, sotto shock.
L’uomo viene trascinato fuori di casa quasi nudo, nella neve, in pieno inverno, con temperature sotto lo zero e vento intenso. Indossa solo dei pantaloncini, una coperta e un paio di Crocs.
Viene portato via, interrogato e fotosegnalato. Dopo quasi un’ora, gli agenti verificano che è un cittadino americano, senza precedenti penali. Lo riaccompagnano a casa.
Nessuna scusa. Nessuna spiegazione. Nessuna responsabilità.
Non è un episodio isolato. Nel post che trovate linkato nei commenti spiego che è il risultato diretto di una strategia operativa esplicita. Email interne dell’ICE invitano gli agenti a “portare la creatività a livello 11” e a fermare anche i cosiddetti “collaterali”: persone innocenti che si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il principio è che, se ci sono delle manette di mezzo, probabilmente vale la pena procedere.
Nessuno è al sicuro, nemmeno nelle proprie case, nemmeno i cittadini americani.
Questo terrore serve a due obiettivi. Intimidire ogni forma di dissenso. E provocare proteste, da usare poi come pretesto per inasprire ulteriormente la repressione, soprattutto in vista delle elezioni di midterm.
Se nel frattempo non accadrà qualcosa di ancora più grave di ciò che stiamo già vedendo, domenica pubblicherò un nuovo post su come Trump intende neutralizzare le elezioni di midterm.
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