Make money doing the work you believe in
Il dibattito italiano sull'intelligenza artificiale è ancora al livello del cane che cerca il padrone dentro il grammofono.
Claude non ha una coscienza.
Non ha un'anima.
Non "riflette" sulla morte, sulla solitudine o sull’amore.
E nemmeno distruggerà il lavoro altamente qualificato nei termini apocalittici raccontati dai CEO dell'AI e rilanciati in coro dai media. Né porterà, di per sé, ricchezza e crescita miracolose.
Continuiamo a discutere dell’intelligenza artificiale come se fossimo nel 2022: ci chiediamo se la macchina "sia qualcuno", mentre trascuriamo le domande più importanti. Che cosa succede alle nostre capacità cognitive quando deleghiamo sempre più spesso il pensiero a modelli linguistici progettati per sembrare umani?
Nel nuovo post, parto dall'intervista di Veltroni a Claude e dalle riflessioni di Richard Dawkins sulla "coscienza" dell'AI per discutere:
- perché attribuire una coscienza a un modello linguistico è un errore di metodo;
- perché le profezie sulla "fine del lavoro" sono spesso propaganda travestita da previsioni economiche;
- e perché il rischio più insidioso dell'AI potrebbe essere la trasformazione del nostro modo di ragionare, apprendere e valutare.


