I CONSIGLI CHE NON SEGUIRO’
Il post che condivido è tecnicamente perfetto, sono consigli importanti e preziosi per cercare di ottenere “visibilità” su Substack.
Poichè sono un essere umano, anche a me piacerebbe avere quel riconoscimento sociale dato dalla visibilità dei miei contenuti, non lo nego, però non seguirò nessuna di queste regole.
Perchè, altrimenti, tutto diventa come Instagram o TikTok.
Io sono qui perchè mi piace scrivere e condividere i miei pensieri con quelli… come me. Penso che l’identità sia fondamentale per la creazione di una community.
Ora, una community è un gruppo di persone che ha in comune qualcosa. Più si vuole una community grande, più un singolo individuo non può avere in comune chissà che cosa di profondo.
Cioè: a me piace parlare di biomeccanica, posso raggiungere… 1000 persone. Se ne volessi 100.000 dovrei parlare di calcio, qualcosa che accomuna più persone di quelle a cui piace la biomeccanica. Ma a quel punto che cosa potrei dire di così interessante da distinguermi da quelli che parlano di calcio? Nulla.
Per distinguermi, appunto, dovrei seguire le regole di questo articolo: pubblicare spesso, con l’hook, sbufalando miti, titoli con il paradosso.
Ma questo… non sono io.
Seguire queste regole, cioè, cozza con quello che dovrebbe essere lo spirito di base di questo social: essere se stessi e parlare di qualunque cosa interessi.
Del resto, questo è Facebook con un blog. E blog sta per binary log, diario binario, cioè diario digitale.
E un diario, per essere tale, deve rappresentare qualcuno.
E su un diario io non scrivo “e voi che ne pensate” per aumentare l’engagement.
Ripeto: articolo perfetto, non seguirò questi consigli, pertanto non potrò mai diventare virale. Basta accettare le conseguenze delle proprie azioni perchè tutto non si può avere.
p.s. se poi a qualcuno interessa quello che scrivo e commenta, ben venga: discutere di qualcosa che mi piace è un piacere.