Quanto è importante padroneggiare e allenare una buona capacità di scrittura? L’articolo "The Science of Strong Business Writing" di Bill Birchard (autore e writing coach che ha incrociato la sua esperienza con la letteratura neuroscientifica) ha riportato degli esempi molto interessanti a riguardo.
[Il punto di partenza: quando leggiamo un testo ben scritto, nel cervello si attiva il circuito della ricompensa.]
- Semplicità. Una frase passiva riduce la comprensione del 10%. Frasi brevi e sintassi pulita portano il cervello a fare meno fatica (e quindi, di conseguenza, a leggere di più).
- Specificità. Il cervello non decodifica le parole come simboli: le “incarna”. Vale la pena sforzarci di scrivere “per immagini”.
- Sorpresa. Il cervello fa previsioni continue su cosa leggerà dopo. Confermarle va bene, ma sorprenderlo fissa il messaggio nella memoria. Uno studio Wharton su 7.000 articoli del New York Times ci dice che quelli percepiti come sorprendenti avevano il 14% di probabilità in più di essere condivisi.
- Linguaggio evocativo. Elaboriamo le connotazioni emotive di una parola in 200 millisecondi, prima ancora di capirne il significato. L'emozione arriva molto prima della parte razionale.
- Alimentare la curiosità. Siamo “cablati” per assaporare l'anticipazione.
- Creare un “aha moment”. Permetti al lettore di “unire i puntini” in autonomia.
- Contenuto che connette. Il cervello cerca connessione umana anche nei testi. I lettori deducono gli obiettivi di chi scrive in 350 millisecondi, il carattere in 650. Mostrare voce, punto di vista, sensibilità diventa un meccanismo di connessione.
- Le storie al centro. “Poche cose battono un buon aneddoto. Le storie, anche solo i loro frammenti, catturano vaste porzioni del cervello dei lettori.”
Una delle (tante) riflessioni che mi porto a casa è che la chiarezza è una vera e propria forma di rispetto. Sembra ovvio, invece è facile dimenticarsene. Come è facile dimenticarsi del punto di vista di chi legge.
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