Di ostaggi, di silenzi stampa e di critica
Ieri sui miei profili social ho pubblicato un post in cui parlavo della vicenda Sala come banco di prova delicatissimo per il Governo. Dopo qualche ora è uscita la notizia che Meloni era volata a negoziare direttamente con Trump, peraltro non ancora Presidente in carica. Mi pare una dimostrazione di quanto scrivevo in quel testo.
La famiglia ha chiesto il silenzio stampa sulla vicenda, tuttavia qui bisogna stare attenti, come scriveva anche Marco Travaglio il quale non mi trova spesso d’accordo con lui, ma qui ha piena ragione: è giustissimo evitare indiscrezioni sui dettagli delle negoziazioni, e da un punto di vista deontologico è il minimo non stressare i genitori o altre persone vicine a Sala a caccia di notizie. Sarebbe invece un grave errore far calare il silenzio sugli elementi e le valutazioni politiche attorno a questa vicenda, che ci devono trovare attenti osservatori e osservatrici, perché fra le altre cose è un’altra di quelle vicende che ci dicono come siamo sul crinale fra nuovo sistema liberista autoritario, e vecchio sistema liberale democratico. Un crinale che stiamo percorrendo noi stessi, in prima persona, senza rete.
Vorrei inoltre aggregare una serie di annotazioni. La prima è che fa piacere leggere su Il Foglio, dal direttore Cerasa, che “lo scambio di ostaggi non è uno scandalo”. Fa piacere perché significa che lo può fare anche Israele, come gli stanno chiedendo da un anno e mezzo le famiglie dei rapiti il 7 ottobre: può liberare i prigionieri palestinesi rinchiusi in migliaia nei centri di detenzione e tortura, e persino cessare l’occupazione della Palestina in cambio della liberazione degli ostaggi del 7 ottobre, piuttosto che sterminare un intero popolo e i suoi stessi cittadini. Il Foglio ci è arrivato finalmente, che la strada della forza bruta e assassina non è quella migliore, e non invoca il bombardamento dell’Iran allo scopo di liberare Cecilia Sala. Che dire: bravi, meglio tardi che mai.
La seconda è che quando mesi fa, pur di dare contro a Giuseppe Conte nel solito modo pretestuoso e classista – quando ci sarebbero ragioni politiche serie per criticare lui e tutto il Movimento, se si fosse altrettanto seri nella critica – gli si chiedeva con insistenza di dire chi preferisse fra Biden e Trump, fra Harris e Trump, e quello rispondeva che per ragioni diplomatiche a un possibile futuro Primo ministro questa domanda è stupida da fare, aveva perfettamente ragione lui. Immaginatevi trovarsi in una situazione simile a questa dopo che hai pure espresso ostilità aperta verso il possibile futuro Presidente degli Stati Uniti, fra l’altro personaggio poco poco vendicativo.
C’è bisogno di più serietà nel dibattito pubblico, decisamente di più serietà. È per questo che ho deciso di aprire Kritica, senza chissà quali pretese di fare da gamechanger, ma almeno perché un microspazio di ragionamento non così superficiale, non così ottuso e pretestuoso, possa esistere.
Grazie a chi ci sosterrà, senza sostegno Kritica non potrà vivere e non potrà lavorare, di contro anche solo un piccolo augurio economico da parte di tante persone sarà sufficiente a renderci serenamente indipendenti e a metterci in condizione di fare un buon lavoro.