L'attacco agli impianti di desalinizzazione - chiaramente insieme a quelli di raffinazione del greggio e del gas - sono al centro del discorso pubblico sulla Terza guerra del Golfo. E non è sbagliato, perché per quei Paesi colpire gli impianti di desalinizzazione dell'acqua equivale a colpire la condizione stessa che rende possibile la vita quotidiana, la continuità economica e la stabilità politica.
Però - c'è un però - il linguaggio pubblico ha reagito in modo prevedibile, parlando di “guerre dell’acqua”. Questa etichetta, apparentemente intuitiva, non descrive ciò che sta accadendo.Non tutto ciò che ha a che fare con l'acqua in guerra è un water conflict. C'è una differenza essenziale tra i conflitti che nascono per la gestione della risorsa idrica, e i conflitti in cui la risorsa idrica diventa un obiettivo militare. Sembra una sfumatura, ma la differenza è sostanziale.
Dopo quasi dieci anni di lavoro sulla geopolitica dell'acqua, in particolare in Africa e in Asia Occidentale, sento la necessità di fare degli approfondimenti sul tema, perché il linguaggio giornalistico non può sempre essere forviante quando si parla di conflitti armati, soprattutto in questa regione.Da oggi, ogni venerdì, per quattro settimane, su Matassa la serie di articoli e podcast "Interrompere l'acqua".