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Esercizio: imparare ad andare oltre

Ieri sono stata a un matrimonio. Fin qui nulla di strano: in questa stagione è uno degli eventi più comuni che ci siano.

La parte interessante è arrivata quando ho iniziato a guardarmi intorno.

Ultimamente sto cambiando direzione nella mia vita. Sto imparando a fare qualcosa che per anni ho dato per scontato, senza accorgermene: osservare davvero. Essere presente. Sentire il momento invece di attraversarlo distrattamente.

Così, durante il ricevimento, mi sono ritrovata a guardare le persone negli occhi più che ad ascoltare le loro parole. E ho notato una cosa che sembrava accomunare molti: il giudizio.

Si giudicava il vestito di qualcuno. Si cercava di capire quanti soldi fossero stati spesi per l’organizzazione. Si commentava il cibo, troppo salato o troppo insipido. Si confrontavano dettagli, scelte, comportamenti.

E la cosa che mi ha colpito è che niente sembrava mai abbastanza: abbastanza bello, abbastanza buono, abbastanza elegante, abbastanza costoso.

Per un attimo l’ho fatto anch’io.

Mi sono sorpresa a formulare un giudizio automatico, quasi involontario. Perché ormai ci viene spontaneo. Lo abbiamo imparato. Ce lo ha insegnato una società che ci abitua a valutare tutto e tutti in pochi secondi.

Abbiamo perso l’abitudine di apprezzare.

Cerchiamo più facilmente ciò che manca di ciò che c’è. E spesso proviamo ad abbassare chi sembra avere di più, forse perché così ci sentiamo tutti sullo stesso livello.

Raramente ci chiediamo quali fragilità possano nascondersi dietro una persona. Quanta fatica ci sia dietro un’organizzazione. Quanta paura possa esserci dietro un atteggiamento che definiamo arrogante. A volte quella che chiamiamo insolenza è soltanto una richiesta d’aiuto espressa male. Una mano che avrebbe bisogno di essere presa.

Viviamo nella società dell’apparire.

La sposa deve essere perfetta. Non necessariamente felice: perfetta.

Lo sposo deve commuoversi. Altrimenti iniziano subito le domande: la ama davvero? È abbastanza coinvolto?

Abbiamo costruito aspettative così rigide che spesso smettiamo di vedere le persone per quello che sono e iniziamo a valutarle per quanto bene interpretano il ruolo che ci aspettiamo da loro.

Forse il vero esercizio, oggi, è un altro.

Allenarsi ad andare oltre la superficie.

Oltre il vestito.

Oltre il conto.

Oltre la foto perfetta.

Oltre il giudizio immediato.

Perché quasi sempre c’è una storia che non conosciamo. E quasi sempre è molto più interessante di quello che stiamo giudicando.

Jun 7
at
1:56 PM
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