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Ieri mi sono trovata a riflettere sull’amore.
Non sull’amore in generale, su quella cosa specifica che fa male anche quando è bellissimo. Quella sensazione di tenere qualcuno così tanto che il solo pensiero di perderlo, anche solo per un momento, ti stringe il petto.
Pensavo a un genitore che guarda suo figlio crescere. Lo ha tenuto per mano, lo ha protetto, lo ha amato con una fatica enorme e silenziosa. E poi, quasi senza accorgersene, quel figlio non ha più bisogno di lui. Non è un abbandono, è la vita che va avanti. Ma quanto deve essere strano trovarsi dall’altra parte di quel confine.
Pensavo a un partner che deve lasciare la sua persona per qualche giorno, per lavoro o per altro. Sembra una cosa piccola. Dai, avete tutta la vita insieme. Eppure quegli attimi contano. Contano eccome. Perché l’amore vivo non è quello che dai per scontato, è quello che senti anche nelle cose piccole, anche in un arrivederci di tre giorni.
Pensavo a una zia che guarda sua nipote crescere e sa già che si perderà dei momenti. Non per scelta, ma perché la vita è così. E quei momenti mancati pesano lo stesso.
E poi pensavo ai nonni. Che prima erano una mamma e un papà, con tutto quello che quella parola porta con sé. E adesso hanno davanti una creatura nuova, e sperano, con tutto quello che hanno, di vederla crescere.
L’amore non è solo gioia. È anche questo: il peso dolce di tenere a qualcuno più di quanto le parole riescano a dire.
