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Oggi mi è arrivata una mail. Una persona che avevo visto mesi fa, che nel frattempo hasaltato il controllo, mi scrive chiedendomi di cambiare la dieta perché “non ha funzionato”. Nessun confronto nel mezzo, nessuna analisi di quello che era successo, solo la richiesta di un nuovo schema. Cosa posso rispondere?

In quella richiesta c’è un equivoco molto diffuso: l’idea che venire dal nutrizionista significhi semplicemente “farsi dare la dieta”. Come se tutto il lavoro fosse lì, in un foglio con delle quantità e delle indicazioni da seguire, e se qualcosa non va basta cambiarlo con uno nuovo.

Ma la dieta non è la chiave. È uno strumento.

Serve a dare una direzione, a costruire una base, e sicuramente per modificarlo serve un confronto: sei riuscito/a a seguire le indicazioni? Quali alimenti non riesci a mangiare? Dal punto di vista pratico è gestibile? E poi comunque tutto questo raramente è sufficiente. Il cambiamento vero succede fuori da quel foglio, nelle scelte quotidiane, nelle situazioni impreviste, nelle giornate in cui le cose non vanno come previsto. Succede nel modo in cui si gestisce la fame, il tempo, la stanchezza, le abitudini che negli anni hanno portato a quella situazione.

E il comportamento non cambia leggendo una dieta.

Cambia quando si inizia a capire cosa si sta facendo, quando si osservano gli errori senza aggirarli, quando si costruisce un minimo di autonomia. Ed è proprio questo che si fa nei controlli: non si “consegna” semplicemente qualcosa di nuovo, ma si analizza, si aggiusta, si impara a interpretare quello che è successo nel concreto.

Se questo passaggio manca, se si salta il momento in cui si ragiona insieme su cosa ha funzionato e cosa no, è facile pensare che il problema sia la dieta in sé. Ma nella maggior parte dei casi non è così. Il problema è che non si è ancora imparato a usarla, a gestirla quando non è perfetta, a capire dove adattare e dove invece mantenere. A volte il problema è che le persone non fanno nemmeno quello che c’è scritto, pensando allo stesso tempo di farlo. Seguire le istruzioni iniziali non è banale.

Cambiare continuamente dieta può dare una sensazione di ripartenza, come se si stesse finalmente trovando la soluzione giusta, ma se il modo di approcciarsi resta lo stesso, anche il risultato tende a ripetersi. È un po’ come cambiare mappa senza aver imparato a orientarsi: all’inizio sembra diverso, ma poi ci si perde nello stesso modo.

Il lavoro, in realtà, non è trovare la dieta perfetta una volta per tutte, ma diventare la persona che sa gestire una dieta anche quando non è perfetta, che non si blocca davanti a un imprevisto e che non ha bisogno di ricominciare ogni volta da zero.

E allora forse la domanda da farsi è un’altra: sto cercando una nuova dieta, o sto imparando davvero a usarla?

Mar 19
at
12:26 PM
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