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Tre anni di carcere per una canzone.

Il problema è che vietare qualcosa è il modo più efficace per renderla irresistibile.

Un disegno di legge di Fratelli d’Italia propone fino a 3 anni di carcere e 10.000 euro di multa per chi “esalta pubblicamente princìpi, fatti o metodi della criminalità organizzata di tipo mafioso.” Con pena aumentata fino alla metà se lo fai sui social o attraverso la musica.

Nel mirino i testi delle canzoni trap, i video su TikTok, le serie TV che “mitizzano” personaggi mafiosi.

Le canzoni possono influenzare il comportamento? Certo che sì. Jay-Z ha costruito un impero miliardario piazzando i suoi prodotti nei videoclip. Top Gun era un video di reclutamento del Pentagono con Tom Cruise al posto del sergente. Faccetta Nera era propaganda coloniale in formato canzone.

L’arte influenza. Punto.

Ma la censura non è la risposta.

La censura è la migliore campagna di marketing involontaria che puoi regalare a quello che vuoi combattere.

Nel 2003 una foto della villa di Barbra Streisand era stata scaricata 6 volte. Ha fatto causa per rimuoverla. Dopo la causa: 420.000 visualizzazioni in un mese. Da allora si chiama Effetto Streisand.

Quando gli USA vietarono gli alcolici nel 1920, durante il Proibizionismo si consumò il triplo del vino. Al Capone costruì un impero grazie a una legge che doveva renderlo irrilevante.

Quando il Tennessee ha vietato il fumetto Maus sull’Olocausto, è schizzato al primo posto su Amazon. Quando il Vaticano ha bandito “Just Love”, il libro è passato dalla posizione 142.982 alla 16. In un giorno.

Il pattern è sempre lo stesso. Provi a spegnere il fuoco e gli dai ossigeno.

Questa legge farà al rap quello che il Proibizionismo ha fatto al whisky. Lo trasformerà da genere musicale a simbolo di ribellione. Il frutto proibito ha un sapore che nessun frutto legale potrà mai replicare.

E se la logica è questa, allora il cinema è il primo imputato. Vietiamo Il Padrino. Vietiamo Gomorra. Vietiamo Scarface. Dove ci fermiamo?

Nel marketing succede la stessa cosa. Le aziende che cancellano le recensioni negative. I brand che mandano diffide a chi li critica. I professionisti che bloccano chi commenta. Ogni volta stai dichiarando che non hai una risposta migliore dell’intimidazione.

Se vuoi combattere un’estetica che esalta la criminalità, la soffochi con alternative più attraenti. Ma costruire richiede tempo e visione. Vietare richiede solo una firma.

Chi vieta, amplifica. Chi costruisce, sostituisce.

E l’Italia continua a scegliere la via più breve. Che è sempre quella che porta più lontano dalla soluzione.

Mar 30
at
2:39 PM
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