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Venti buone ragioni per ascoltare un bambino - 6:

“Perché ti sta a cuore la sua persona” in dialogo con “Buon viaggio piccolino” di Beatrice Alemagna per @topipittori.

Quando comincia l’ascolto di un bambino?

Comincia dalla pancia: già durante la vita intrauterina il feto fa un sacco di cose per comunicare.

Prima sono gli sfarfallamenti, poi le capriole, gli stiramenti di mani e piedi contro le pareti dell’utero, spontanei o in risposta a nostre sollecitazioni (carezze, massaggi, canti, musiche e persino cibi saporiti o zuccherini).

Dopo nato il bambino è travolto da stimoli non sempre facili da gestire: i rumori, gli odori, le luci forti, la fame, il sonno, la stanchezza, il mal di pancia, la separazione dalle braccia dei suoi adulti, il caldo e il freddo, solo per dirne alcuni. Tutte queste sollecitazioni possono provocare il pianto, che è modo per comunicare, richiesta di vicinanza, segnale di sovraccarico che il bambino invia ogni volta che ha bisogno.

Noi adulti, se ascoltiamo, impariamo a leggere le sfumature del pianto, a facilitare la codifica degli stimoli, a consolare dai rumori forti o dagli spaventi: questo ruolo di facilitatori aiuta il bambino a costruire la sua sicurezza e a gestire anche i momenti particolarmente sfidanti.

Andare a dormire rientra tra i momenti sfidanti, al punto che il sonno del bambino è oggetto di un vero e proprio mercato. I genitori possono mettersi in ascolto, possono impararare ad osservare il loro bambino, possono fidarsi della relazione che stanno costruendo.

Beatrice Alemagna, in questo cartonato ci racconta il potere della routine, vissuta da un bimbetto che padroneggia tutti i passaggi con grande abilità ed è per questo molto ben disposto. Il nostro si prepara per il “viaggio”, raccoglie le sue cose, si fa aiutare da mamma e papà e poi saluta con la tranquillità di chi sa cosa aspettarsi e non ha nulla da temere.

Alemagna ci fa vedere la luce in fondo al tunnel: non ci dice quanto tempo ci è voluto, per arrivare a questa spavalda sicurezza, ma ci dice che prima o poi, quel momento arriva. Ed è in nome di questa speranza, che sera dopo sera i genitori accompagnano i bambini attraverso la sfida del sonno.

May 9
at
6:31 AM
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