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Venti buone ragioni per ascoltare un bambino - 12:

“Per imparare a guardare dove non hai mai guardato” in dialogo con “Gli uccelli” di Albertine e Germano Zullo per @topipittori

Spesso guardiamo senza vedere davvero ciò che abbiamo davanti. Accade perché siamo subissati da immagini a scorrimento veloce che si accavallano nei nostri telefoni appiattendo la nostra attenzione, accade perché, in luoghi o situazioni già note, vediamo solo quello che ci aspettiamo di trovare o che stiamo effettivamente cercando, perdendoci tutto il resto. La nostra capacità di attenzione è ridotta, il nostro sguardo pigro, gli automatismi nel nostro cervello hanno preso il sopravvento alla chetichella. Lo sguardo ultra veloce, sempre finalizzato a trovare e confermare ciò che ci aspettiamo di trovare, è la ragione per cui molti adulti faticano a leggere gli albi illustrati con poche parole e quelli senza parole. Abbiamo reso mute le immagini che per essere lette devono essere guardate con attenzione e tutto ciò che, per essere visto davvero, deve essere guardato “con la mente del principiante”, cioè come se lo vedessimo per la prima volta.

La buona notizia è che possiamo allenare lo sguardo e prendere l’abitudine di portarlo là dove non andrebbe in automatico, di sostare sulle immagini, senza altro obiettivo che guardare, per vedere cosa succede.

Il protagonista di “Gli uccelli” è un camionista che trasporta uccelli; in un giorno come un altro succede una piccola variazione nella normale routine lavorativa che dà il via a tutta una serie di occasioni straordinarie, e tutto grazie alla capacità dell’uomo di osservare con attenzione e vivere momento per momento, in modo pieno e consapevole. “La stupefacente divinità si manifesta persino nella foglia di un albero, o in un filo d’erba” dice un proverbio scintoista. Oppure, in un piccolo uccellino rimasto indietro.

May 23
at
7:27 AM
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