Vista la pausa pubblicitaria incollo un primo scorcio di pagellone.
Ditonellapiaga. Sappiate che è tra le favorite e ha sfornato anche il primo tormentone. Da domani via libera al loop infinito in radio. Senza infamia e senza lode. C’è da capire se sia stata più convincente l’esibizione o il casino della coreografia alle sue spalle. Grande presenza scenica della ragazza, però. Non c’è che dire. (6,5 politico. Si può? Ah no?)
Michele Bravi. Io ho l’impianto audio della tv che di solito funziona, ma ho fatto fatica a seguire il testo. Quindi non ho capito nulla della canzone, ma non sento di poter rimpiangere la perdita. Canzonetta sanremese, senza guizzi. (5,5 di incoraggiamento).
Sayf. Ovvero l’uomo da 71.500 euro. Lo definiamo così da ieri per la sua collana, gli orecchini e il bracciale. Sobri, dorati e diamantati, arrivati direttamente da Tiffany e del valore di 71.500 euro. Ma no, minchia, ci sono cascato anche io. Lo vedi, adesso ho fatto pubblicità a Tiffany. Era la polemica sugli sponsor occulti nata lunedì scorso sulla scia di Tony Effe e ci sono cascato anche io. Oltretutto adesso mi sono incasinato perché stavo cercando la mail di Pharrel Williams, che ha disegnato la collezione, per chiedere la fee pubblicitaria per Tele dico io, ma Sayf ha già finito la canzone. Me lo sono perso. Do un voto sulla fiducia. Dai scherzo, ho ascoltato tutto purtroppo. In una riga: rap con ritornello pop, condito da un paio di Berlusconi e di Cannavaro. Voto 4,5
Mara Sattei. Ha scelto un vestito da serata di gala, con trucco e parrucco annesso. E invece si è ritrovata scaraventata sul palco dell’Ariston, lei che pensava di andare solo a cena. Ha cantato un po’ come se avesse davanti uno schermo del karaoke che scorre le parole del testo. Una fotocopia della sua ultima apparizione a Sanremo, tra giorni tristi e sguardi persi nei sorrisi. Voto 5.
Dargen D’Amico. Fare il simpaticone è facile, sfornare una canzone azzeccata un po’ meno. Dopo un paio di canzoni orecchiabili da hit questa volta ha toppato. Ecco, sembra una canzone che rispecchia il vestito: un pigiamone, un accappatoio, qualsiasi cosa stia indossando rappresenta bene la canzone improvvisata nel salotto di casa. Voto 4.
Arisa. La ragazza non si può mai giudicare dalla voce. E’ innegabile la bravura, mai una virgola fuori posto. Bisogna spostarsi nel testo allora, che invece sembra un compitino per Sanremo, potrei usarla come ninna nanna per mia figlia. Ogni tanto viene anche a me la voce da usignolo, ci proverò e vi saprò dire. Voto 6,5.
Visto che c’è la pubblicità mi fermo un attimo. Un primo veloce commento sulla serata. Vince la mediocrità fino ad ora. Ma non solo dal punto di vista delle canzoni, anche come conduzione. Un elettrocardiogramma abbastanza piatto. Va su e giù senza picchi di nessun tipo. Un Festival che sta giocando al ribasso. La cosa più entusiasmante, fino ad ora, è stato il montaggio comparso nella pubblicità di Netflix appena andata in onda.
Luchè. Le luci dell’Ariston si sono spente per un attimo e ho sperato fosse saltato tutto. Invece niente, ha cantato. Qui mancano le basi: roba da far impallidire l’autotune stesso, abituato a sentirne di ogni. Voto 3. Ma solo perché ha i denti più bianchi delle luci dell’Ariston e non era facile.