Allora, intanto grazie per l’opportunità di discutere un punto di vista più strutturato di quello che normalmente è il dialogo online! Spero di riuscire ad essere altrettanto chiara.
Per contesto: il mio punto di vista, da artista, è che le genAI non hanno spazio nell’arte. Per come sono state create, in maniera incredibilmente predatoria nei confronti degli artisti, ma anche per l’obiettivo che si pone: generare risultati che statisticamente saranno quello che l’utente vuole e si aspetta. Che è credo la definizione opposta di creatività. Ma non mi voglio soffermare troppo su questo, perché non è quello di cui stai parlando e penso tu sia anche d’accordo con me.
Girano spesso post che dicono “non voglio che l’AI faccia arte per me, voglio che lavi i piatti e gestisca le tasse” e io credo che questo sia un po’ lo spirito con cui la stai usando e se posso essere comunque contraria alle aziende che producono questi servizi, personalmente non mi sento di allargare il sentimento a chi questi servizi li usa con uno spirito di supporto alle attività giornaliere. Non mi piacciono, penso presentino un serio rischio di delegazione del pensiero critico, ma questo per me porta alla scelta personale di non utilizzarle, non ad applicare la mia scelta agli altri. Non è un veto totale eh, le ho provate e può capitare che ci trovi un uso sensato una volta ogni, ma è veramente raro. Ma anche perché non vedo come potrebbero aiutarmi nelle cose che davvero mi creano problemi, per cui è facile per me evitare. Penso sia importante avere l’empatia di accettare che per un’altra persona invece possano essere realmente utili. Così come accetto che ci siano persone a cui viene imposto di usarle per lavoro e che non si posso permettere semplicemente di licenziarsi.
Va posta pressione alle aziende perché diventino più etiche e sostenibili, ma non ho una vita così perfetta da non finire nell’ ipocrisia se ne dovessi condannare gli utenti tout court.
Purtroppo i social non permettono discorsi così sfumati, e tra le schiere dei “boo le ai fanno schifo” e il culto dell’ “adapt or die”, io mi trovo decisamente nella prima categoria, anche perché il boicottaggio è una delle poche armi a nostra disposizione in un sistema capitalistico, ma mi spiace sinceramente se questo porta persone come te a provare vergogna… spero che passato il momento dell’hype in cui cercano di farcela trangugiare in ogni salsa, si arriverà ad un equilibrio meno invasivo, più sostenibile e anche il discorso online diventerà meno aggressivo ambo i lati.