Svegliati, Europa
Kyiv, capitale europea, affronta l’inverno in condizioni difficili. Il freddo che attraversa la città è la conseguenza diretta dei danni subiti al sistema energetico ucraino dopo mesi di attacchi mirati alle infrastrutture civili da parte dei russi.
L’elettricità è razionata, il riscaldamento va a intermittenza, i servizi essenziali sono sotto pressione; per molti cittadini il gelo è parte della quotidianità. Questa è una realtà che merita attenzione, perché riguarda una capitale europea e un Paese che da anni sostiene un costo umano e materiale altissimo.
Di fronte a questa situazione, l’Europa continua a muoversi con cautela. Il sostegno esiste, ma procede in modo frammentato, scandito da valutazioni e compromessi politici. L’effetto complessivo è una risposta spesso insufficiente rispetto all’urgenza dei fatti.
Un supporto discontinuo rischia di indebolire proprio ciò che si intende difendere. La tutela della democrazia e della sicurezza europea richiede coerenza, continuità e capacità decisionale. Le dichiarazioni di principio hanno valore, ma solo se accompagnate da azioni proporzionate alla situazione.
Ogni inverno affrontato in queste condizioni pone una domanda che riguarda l’intera Unione: quale forma di responsabilità collettiva l’Europa intende assumersi? La capacità della società ucraina di resistere in condizioni estreme è evidente, ma non può diventare un presupposto permanente.
L’Europa è nata anche dalla volontà di evitare che la sofferenza civile fosse usata come strumento di pressione politica. Oggi, nel freddo di Kyiv, questa eredità chiama a una scelta da cui non si può derogare: rafforzare una risposta comune, oppure accettare che l’inerzia diventi parte del problema.
Svegliati, Europa.
L’inverno avanza, e con esso il tempo delle decisioni.