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Nei regimi autocratici il potere è uno e unico. Non esistono organi indipendenti e tra i primi poteri ad essere sottomesso al volere dell’autocrazia è la giustizia.

La maggioranza dell’attuale governo Meloni non ha una cultura basata sullo Stato di Diritto. Al contrario, persegue un modello basato sul controllo totale, la repressione, l’obbedienza.

La riforma della magistratura sulla quale tra pochi mesi saremo chiamati ad esprimerci è pregiudicata proprio dalla non credibile volontà di perseguire una giustizia “giusta” da parte di un governo carcerofilo e insofferente ai contropoteri costituzionali che ne limitano l’arbitrio.

Il problema, a mio avviso, è che in uno Stato di Diritto autonomia e indipendenza della magistratura devono trovare un limite, direi ontologico, nel bene soggettivo superiore, tutelato dalla Costituzione, che è la libertà delle persone. I magistrati dovrebbero esserne i tutori principali. In Italia purtroppo raramente lo sono.

Quando pensiamo a Ungheria e Polonia e alla deriva autocratica esercitata lì nei confronti della magistratura, e pensiamo che l’Italia meloniana sia proprio lì che voglia andare a parare con la “separazione delle carriere”, a mio avviso pensiamo in modo giusto, ma solo parzialmente.

Se pensiamo agli effetti che il controllo politico della giustizia ha sulla libertà delle persone - per esempio, la libertà di esprimersi contro il governo o il dovere dei magistrati di non applicare leggi contrarie ai principi costituzionali - non abbiamo dubbi sul fatto che il governo Meloni voglia ridurre quelle libertà e quegli obblighi, non ampliarli come si dovrebbe in uno Stato di Diritto.

Se pensiamo al modo in cui la magistratura italiana tutela quel bene costituzionale supremo che è la libertà di ciascun individuo, dovremmo essere consapevoli di quanto poco rilievo quel bene abbia nel pensiero e nell’azione dei funzionari della giustizia. Non gliene frega granché - diciamo - di irrompere nelle vita di una persona e provocare gli stessi effetti di un elefante in cristalleria. Basta entrare per lasciare dietro di sé distruzione e poco altro.

In uno Stato di Diritto la libertà individuale trova limite solo nella legge. Si prevedono pene a chi trasgredisce la legge e tra queste la pena più estrema, che dovrebbe essere maneggiata con cautela estrema sia dal legislatore che fa la legge, sia dal magistrato che la applica.

Ci stracciamo le vesti per le carceri sovraffollate e il regime di detenzione a livelli di tortura. Non ci chiediamo quasi mai perché i magistrati - che hanno l’obbligo di applicare la legge - consentano che nelle galere si perpetri un sistema illegale. I Giudici dio Sorveglianza sorvegliano? I Giudici per le Indagini Preliminari che approvano richieste di detenzione cautelare in galere illegali avvertono la responsabilità verso la persona della quale si approva, in nome della legge, una detenzione che viola la legge?

La galera facile, la galera come fosse la cosa scontata e una volta buttati dentro, basta problema risolto. Ecco questa cosa la vuole il governo autocraziofilo di Giorgia Meloni ma sono i magistrati che in concreto riempiono le galere. E ci mettono anche del loro con indagini iper-mediatizzate che sentenziano colpevoli non ancora giudicati - che poi, dopo essere stati distrutti moralmente e materialmente, si rivelano innocenti. Santiddio quanti ce ne sono. Errori? Ma no. No, non sono errori. E’ proprio una mentalità.

La cosa che a me terrorizza è che ai magistrati di quelle persone distrutte da loro non frega niente. Preciso che non sono affatto favorevole alla responsabilità civile, non è questione di risarcire economicamente un danno irrisarcibile. Quello che vorrei è che ciascun magistrato, qualunque ne sia la funzione, qualunque ufficio ricopra, abbia in mente che la materia di cui tratta è la vita umana.

La “separazione delle carriere” dovrebbe essere il pretesto per un vero, chiaro, onesto dibattito pubblico sul valore che come società vogliamo dare al bene costituzionale della libertà individuale.

Con una cautela: la giustizia non è quella raccontata sui giornali ma quella che si celebra nelle aule di tribunali e corti d’assise.

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Processi
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Simona Bonfante
Guida all'ascolto dei processi dall'archivio di Radio Radicale. A cura di Simona Bonfante
simonabonfante.substack.com
Jan 9
at
10:30 AM

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