Oggi è morto un (bel) po’ di reggae. Si è ricongiunto con Jah nientemeno che Sly Dunbar, cioè la metà ritmica dello storico duo di produttori (e musicisti) Sly & Robbie.
Nessuno più di loro ha dato forma al reggae dalla tarda seconda metà degli anni Settanta in poi. Nel giro di 4 decenni hanno letteralmente lavorato con tutti, prodotto un’infinità di dischi (per decenni con una media di 2 album all’anno solo di inediti a loro firma) e dub, senza contare le compilation in cui promuovevano artisti vecchi e nuovi prodotti da loro, le raccolte di cover reggae di pezzi diversi, i remix.
Guardo la loro discografia di album autografi su Apple Music (che è gravemente incompleta) e per scorrerla tutta mi ci vogliono una decina di scrollate col dito.
Disse di lui Brian Eno: “Beh, quando compri un disco reggae, c'è il 90% di probabilità che alla batteria ci sia Sly Dunbar. Ti viene quasi da pensare che lo abbiano incatenato allo sgabello di qualche studio da qualche parte in Giamaica, ma in realtà è che le sue tracce di batteria sono così pazzesche che le riutilizzano all'infinito”.
Il loro segreto è semplice: tra melodia sempre al massimo e una ritmica reggae sempre piena di groove, piacevole e mai banale, si divertivano. E questo ha fatto sì che lavorassero su drittoni digitali di Yellowman, tracce dub super-astratte, dischi pop per bianchi (perfino Jovanotti), classici del reggae anni Settanta, Ottanta e Novanta, roba sperimentale, pezzi per bambini, pezzi quasi afro, ecc.
E in ogni fottuta traccia si riconoscevano la loro mano melodica e ritmica e la loro “intelligenza” (avete presente quei musicisti che, mentre ascolti un loro pezzo ti portano a pensare “questa è gente intelligente”? Tipo gli Orbital. Ma reggae).
Ho l’imbarazzo della scelta su che pezzo mettere qui.
Quindi ho usato il random ed è uscita questa perla di cover (quasi filologica) tra reggae e soul. Un classico tratto da un classico